Un continente di plastica <BR> uccide più di un milione di animali l’anno

Un continente di plastica <BR> uccide più di un milione di animali l’anno

Ai giorni nostri in tanti soffrono trashdella sindrome di Peter Pan che, con la sua “Isola che non c’è”, è intramontabile simbolo del rifiuto di crescere. L’isola di cui parliamo oggi però, anche se ugualmente ‘lontana’ dai nostri occhi, purtroppo invece esiste a tutti gli effetti: anche se forse sarebbe più corretto parlare di una sorta di ‘arcipelago’. Le “Trash Island”o “Garbage Island”, sono infatti ben più di una: questi enormi agglomerati di rifiuti, come il nome suggerisce, fluttuano indisturbati per il Pacifico, l’Atlantico e l’Oceano Indiano. L’ Istituto francese di Ricerca per lo Sviluppo (IRD), in occasione del forum “Water Week” che si è tenuto la settimana scorsa a Quito (Ecuador), ha evidenziato come questi ammassi, per lo più costituiti da materiale plastico, spinti dalle correnti oceaniche, restino intrappolati in vortici che non ne permettono la biodegradazione. Il risultato? A fronte di un inquinamento costante, le trash islands sono chiaramente destinate ad una crescita continua. In particolare l’isola più grande, avvistata nel 1997, ogni anno aumenta di ben 80 mila chilometri quadrati: nel tempo le sue misure si sono triplicate ed oggi ricopre una superficie 3,5 milioni di chilometri quadrati, pari a sette volte la Francia, praticamente un vero e proprio ‘settimo continente’. Il dato più allarmante è però un altro: grazie alle trash islands ogni anno un milione e mezzo di animali viene ucciso dalla plastica: Laurence Maurice, esperto in chimica dell’acqua dell’IRD, ha descritto uno scenario a dir poco spaventoso, aggravato dal fatto che l’80% dei rifiuti di plastica è composto da polietilene, un polimero estremamente resistente che difficilmente viene smaltito. Così si stima che nel Nord Pacifico, il 30 per cento dei pesci, durante il proprio ciclo di vita, abbia ingerito plastica, registrata fino a 1500 metri di profondità: una sorte comune a numerose specie marine, tra cui anche mammiferi e volatili che rischiano la vita sia per ingestione che per soffocamento. Con “L’isola che non c’è”  diventata improvvisamente reale e il tic-tac del coccodrillo più che mai vicino…quando cominceremo ad assumerci qualche responsabilità?

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