Cemento vs natura: chi avrà la meglio in Lombardia?

Il cantiere di Expo starà anche procedendo a rilento, ma nel resto della Lombardia ben presto le colate di cemento saranno all’ordine del giorno. La nuova legge regionale sul consumo del suolo, approvata il 18 novembre dalla maggioranza di centrodestra, prevede infatti una semplice riduzione, da 36 a 30 mesi, del periodo di transizione in cui i PGT possono essere confermati, cioè in cui può avvenire la trasformazione delle aree edificabili da essi individuate, prima che queste ultime ritornino verdi. Un lasso di tempo relativamente breve, soprattutto perché non sono escluse proroghe che avvantaggiano le lobby della cementificazione ed è concesso ai comuni di confermare le precedenti previsioni di ampliamento nei Pgt, anche oltre la decorrenza del termine. Certo, di positivo c’è l’aver ricompreso nel computo del consumo del suolo anche le aree destinate alle infrastrutture e di aver posto uno stop alle varianti per cambiare la destinazione d’uso di terreni attualmente agricoli, anche se questo limite può essere facilmente aggirato proprio grazie alla bandiera dell’interesse pubblico: ossia se un’area agricola viene edificata con l’intento di essere fruibile alla cittadinanza, grazie al cosiddetto Piano integrato di Intervento, non c’è coltivazione che tenga. Anche l’aver imposto degli oneri di urbanizzazione fino al 30 per cento per le edificazione su suoli liberi è, secondo Lega Ambiente, ben lontano da costituire un deterrente per i privati che desiderino investire in questo senso, ma anzi diventerebbe una sorta di incentivo per molti Comuni che potrebbero così rimpolpare le esigue finanze.
Ed è proprio Legambiente a puntare nuovamente il dito sull’estensione dei territori che si preparano alla cementificazione: il totale delle aree di potenziale trasformazione già approvato ammonta a quasi 415 milioni di metri quadrati, che sale a circa 550 milioni di metri quadrati con la proiezione sul totale dei comuni lombardi. Insomma la prima regione a inserire nel proprio Ptr (Piano territoriale regionale) il raggiungimento dell’obiettivo europeo del ‘consumo di suolo Zero’, è la stessa che si prepara ad accogliere una colata di cemento grande tre volte la superficie di Milano, mantenendosi in linea con un trend consolidato da parecchi anni: dal 1999 al 2007 sono stati infatti urbanizzati 34mila ettari e si sono persi in maniera definitiva 43mila ettari su superfici agricole, registrando così, in soli dieci anni, una crescita delle aree antropizzate dal 12,6 al 14 per cento.

Tuttavia, anche se l’impressione è quella di affogare in un mare di cemento, una boccata di ossigeno, è il caso di dirlo, ci arriva proprio da un’eccellenza milanese, esempio di integrazione architettura-natura. Il “Bosco verticale” di Boeri Studio, realizzato da Hines Italia in Porta Nuova a Milano, proprio in questi giorni si è infatti visto assegnare il prestigioso “International Highrise Award”, il premio del Museo di Architettura di Francoforte conteso ogni anno dai grattacieli più belli e innovativi del mondo. La torre milanese, realizzata con la collaborazione degli agronomi-paesaggisti Laura Gatti ed Emanuela Boriha, ha convinto la giuria internazionale, sbaragliando la concorrenza di oltre 800 grattacieli. Fondamentale per la vittoria la volontà di soddisfare il bisogno umano di contatto con la natura attraverso una architettura, caratterizzata dalla sostenibilità ambientale, che ospita ben 800 alberi fra i 3 e i 9 metri di altezza, 11.000 fra perenni e tappezzanti e 5.000 arbusti.
In totale 100 specie diverse che corrispondono a 20.000 metri quadrati di bosco e sottobosco: se la Lombardia ‘viene coltivata’ a cemento, almeno a Milano le piante conquistano gli edifici.

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