I limiti dell’accordo di Parigi

I limiti dell’accordo di Parigi

Con l’aiuto del nostro consulente esperto di metereologia, dr. Giovanni Tesauro, cerchiamo di capire meglio i “limiti” dell’accordo di Parigi.

I grandi della Terra, al COP21 di Parigi si impegnano a 1,5 gradi di aumento rispetto al periodo preindustriale, entro il 2100.

L’IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change) ci dice che l’1,5°C di aumento sta attorno alle 430 ppmv (parti per milione in volume) di CO2 presente in atmosfera. Siamo ad ora a 401 ecresciamo di 2-3 ppmv all’anno (3 nel 2015).

A EMISSIONI COSTANTI AL 2015, quindi, siamo a 430 entro una decina di anni. Che sarebbe il 2025-2030, un po’ prima del 2100.

Riassumendo: se anche (lascio a voi giudicare quanto sia fantasiosa questa ipotesi) bloccassimo le nostre emissioni inquinanti al valore attuale, senza più crescere, ci bruciamo il grado e mezzo nel 2030. Per perseguire un obbiettivo come questo, bisognerebbe DA DOMANI tagliare a LIVELLO GLOBALE le emissioni di quantità come il 20-30%, andando a EMISSIONI ZERO nel giro di 20-30 anni.

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Ecco, per approfondire ulteriormente, cosa dice l’IPCC al riguardo dell’aumento termico dei prossimi anni:

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Le 430 ppmv, che sarebbero il limite necessario a rimanere entro il grado e mezzo di aumento, non sono nemmeno prese in considerazione dal modello!

Il primo gradino realizzabile, (ma con interventi mostruosamente impattanti sull’approvviggiamento e sfruttamento energetico attuale) ci porta a circa 500 ppmv, che vuol dire un aumento probabile di ALMENO 2°C.

Tanto per capirci: se rimaniamo a emissioni costanti del 2015 anche per i prossimi 85 anni, ci troveremo nel 2100 a circa 650 ppmv, che per l’IPCC vuol dire stare attorno i 3-4°C di aumento.

La scienza ci fa capire che la differenza fra le parole e i fatti è ENORME, e fino ad ora per il clima e l’ambiente si sono spese solo parole. Si aspettano i fatti, altrimenti i numeri saranno implacabili.

 

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