Festa dell’albero: viaggio alle radici della cultura!

Festa dell’albero: viaggio alle radici della cultura!

“Ogni giorno gli alberi si prendono cura di noi” sfidiamo chiunque a controbattere a quest’affermazione: le specie vegetali, infatti, non solo forniscono l’ossigeno fondamentale alla nostra esistenza, ma costituiscono un vero e proprio habitat complesso che contribuisce ad arricchire la biodiversità del pianeta.
Non solo, ci aiutano infatti anche a combattere i danni prodotti dai nostri comportamenti scorretti: grazie ai loro processi di respirazione e fotosintesi contrastano il riscaldamento climatico, contribuiscono ad una migliore termoregolazione dell’ambiente, risultano utili nella conservazione dell’acqua e nel prevenire l’erosione del terreno.
L’albero, non ultimo, con la sua bellezza gratifica da millenni l’animo umano, un beneficio misurato scientificamente solo in tempi recenti, grazie ai numerosi studi che hanno registrato una sensibile riduzione dello stress in soggetti esposti anche alla mera contemplazione del verde urbano.

Un aspetto che gli amanti della natura conoscono bene e, forse, anche gli appassionati di letteratura: reminiscenze scolastiche ci portano alla mente i versi di Virgilio e di Leopardi, e più in generale di poeti di ogni tempo, che fanno riferimento ad un mondo idilliaco e bucolico, simboleggiato proprio dagli alberi.
E questo perché l’albero, è il caso di dirlo, affonda le sue “radici”, anche nel patrimonio culturale dell’uomo, che da esso è sempre dipeso per la sopravvivenza quotidiana, diventando protagonista di storie e leggende di tutto il mondo, calandosi nelle mitologie di vari popoli, a volte anche molto lontani, ma con significati spesso simili.

È proprio con un albero, ad esempio, che ha inizio la storia dell’umanità secondo la visione cristiana: l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male, il cui frutto, una mela come vuole la tradizione popolare, causò la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre. Leggendo la Genesi protagonista indiscusso è però l’Albero della Vita, che ritroviamo raffigurato anche alle spalle dei faraoni egizi e, in tempi moderni, alle spalle dei numerosi visitatori intenti a scattarsi selfie ad Expo 2015.
L’albero infatti simboleggia la vita eterna, dato che si rigenera con il passare delle stagioni: ogni anno sembra morire, ma poi ogni primavera rinasce. Per questo i celti avevano elaborato un vero e proprio “Calendario degli Alberi”, che creava una serie di rimandi abbinando specie arboree con mesi lunari.

L’albero è un universo in miniatura, anzi, ne costituisce un vero e proprio asse portante, è quindi “axis mundi”, il ponte che collega terra e cielo. Si tratta dell’ “albero cosmico” che assume in ciascun paese la forma di una specie che è propria di quel luogo: è lo Yggdrasill, il frassino,che sostiene tutti i nove i mondi che componevano l’antico universo germanico, diventa un olivo nell’Islam, la betulla in Siberia, e un Ficus religiosa in Oriente.
Quest’ultimo, inoltre, è l’albero sotto cui Buddha ebbe l’illuminazione o “risveglio” , così come i filosofi Platone e Socrate erano soliti disquisire proprio sotto le fronde di un maestoso platano.

Proprio Platone  diceva che l’uomo stesso è una “pianta celeste”, le cui radici protendono verso il cielo e i rami verso la terra, un’immagine, quella dell’albero rovesciato, che fa propria anche Dante nel Purgatorio.
Una posizione accolta dalla psicologia moderna che riconosce nei sentimenti, ricordi, emozioni, l’inconscio sepolto in profondità, come le radici, ma anche una parte più “scoperta”, il nostro “conscio” estroversa nell’atto di “uscire fuori” come fanno i rami.
Come un albero abbiamo inoltre delle radici che ci tengono “con i piedi per terra”: sono le nostre origini, la famiglia in cui siamo cresciuti, l’istruzione che abbiamo ricevuto. D’altra parte ci sono invece delle cose che cambiano molto più velocemente nella nostra vita, a seconda del periodo che stiamo attraversando: gusti, passioni, paure che mutano con noi come le foglie con le stagioni. Forse, proprio perché siamo così simili, il celebre psicologo Carl Gustav Jung scoprì che l’immagine dell’albero appariva a molti suoi pazienti nei momenti di crisi: i malati sognavano oppure dipingevano spontaneamente gli alberi.

E tutto il mondo greco – romano collega le sue divinità a varie specie arboree, attribuendo a ciascuna una caratteristica ben precisa che riflette l’animo umano: alla saggia Atena era sacro l’ulivo, la coraggiosa Artemide era la dea del cedro, il gioviale Dionisio proteggeva la vite, il luminoso Apollo aveva come controparte il malinconico cipresso, mentre nelle vicinanze dei templi dedicati a Zeus potevano crescere solo potenti e maestose querce.
Ed è proprio con un mito greco dedicato alla quercia che concludiamo questo “ramificato” viaggio nell’universo degli alberi:
si narra che la dea Demetra, a cui era sacra tutta la natura, oltre che la nostra Cooperativa, volle punire il malvagio re Erisittone, colpevole di aver abbattuto l’albero più vecchio del bosco. A lui mandò lo spettro della terribile Fame, che lo obbligò a divorare tutte le scorte del regno, costringendolo infine a divorare un pezzo dopo l’altro le sue stesse membra.

Una fine spaventosa, ma anche un prezioso insegnamento che ci viene dagli antichi e che andrebbe ricordato a tutti i moderni re, o presidenti, che nella loro superbia sottovalutano l’importanza dell’ambiente: chi distrugge gli alberi, e la natura, finisce con l’annientare sé stesso.

*Foto scattate dal Settore Educazione Ambientale e Culturale Demetra ONLUS
perché quasi dimenticavamo di dire che gli alberi aiutano a crescere meglio!

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